Uomo col megafono

Coronavirus, 10 comandamenti tra il serio e il faceto per combattere la quarantena

È del 20 marzo l’ultima ordinanza del Ministero della Salute che contiene misure ancora più stringenti per cercare di limitare il diffondersi del coronavirus. Un provvedimento che era nell’aria e che non sorprende vista la cronica indisponibilità di molti nostri connazionali a rispettare regole semplicissime. Piccoli sacrifici che risparmierebbero molto lavoro a medici e infermieri che lavorano in uno scenario da guerra mondiale.

E chi più dei sindaci può avere contezza di quello che sta succedendo nelle nostre città, e di come i cittadini affrontano l’emergenza? In rete girano: appelli al buon senso, richieste di collaborazione alla cittadinanza, scatti d’ira e anche tanta ironia. Tutti strumenti che i primi cittadini usano per sensibilizzare la cittadinanza. Interventi che possono essere riassunti in un ironico decalogo che ha il solo intento di sdrammatizzare la situazione e non certo ironizzare sulle difficoltà che questi si trovano a fronteggiare.

  1. Non uscire (se ti servono i Pokemon, chiama)

Non può che essere questo il Primo Comandamento. Ce lo dice anche la famiglia reale inglese che con delle simpatiche vignette in stile Simpson dell’artista milanese aleXsandro Palombo ci ricorda di #stayathome. Consiglio da seguire se non si vuole fare la fine di un uomo di San Fermo (CO), che fermato dai carabinieri ha dichiarato di essere uscito di casa per dare la caccia a Pokemon rari beccandosi così l’inevitabile denuncia.  Sulla sua autocertificazione c’era proprio scritto: “Devo dare la caccia ai Pokemon“.

  1. Non barare (fammi parlare col cane)

Graziano Deiana, sindaco di Mamoiada (NU) in un post sulla pagina Facebook del comune ha inserito una ironica precisazione nell’ordinanza che impone il rispetto delle norme di contenimento dell’emergenza da Coronavirus. Ha precisato infatti che è consentito “portare fuori il cane per espletare i propri bisogni”, ma ha specificato anche che l’animale “deve essere necessariamente in vita“.

  1. Non ti trasferire (portati il medico)

In tempi di chiusura di confini anche fra regioni della stessa nazione, il primo cittadino di Aosta, Fulvio Centoz, ha dapprima bloccato l’arrivo in città dei lombardi proprietari di seconde case e in seguito ha proibito a tutti di diventare aostani. Il provvedimento serve ad evitare di aumentare il numero di persone che avrebbero dovuto avere il medico di base in città, cosa da scongiurare in un periodo di emergenza come questo.

  1. Rispetta il COVID-19 (scegliti il loculo)

Abbastanza drastica la soluzione che Maurizio Paoletti, sindaco di Boves (CN), ha adottato di fronte alle giustificazioni dei suoi concittadini per poter circolare del tipo: “ho più di 70 anni e in galera non mi mettono”, o “il coronavirus è niente rispetto a stare a casa con mia moglie.” Paoletti ha esplicitamente avvisato i propri cittadini che se che il piano A non dovesse funzionare, dove A sta per avvisi, è pronto a varare il piano B, dove B sta per bara. Il sindaco ha precisato che il Comune sta ultimando la realizzazione di 160 cellette ossario e la liberazione di 80 loculi.

  1. Non ti rasare (nella giungla non c’è l’estetista)

Ha anche avuto l’onore della diretta TV nazionale a Propaganda Live il sindaco di Lucera (FG) Antonio Tutolo che in un video messaggio, tra l’italiano e il dialetto lucerino, ha esortato le donne a evitare in questo periodo spostamenti inutili come andare dall’estetista tanto: “a marzo non dovendo andare in spiaggia, non ci vede nessuno se da sotto i pantaloni esce King Kong”.

  1. Non disperare (il tuo sindaco ascolta)

Francesco Miglio, sindaco di San Severo (FG) si è trasformato invece in un operatore del telefono amico quando una madre disperata lo ha chiamato perché il figlio non riusciva più a stare in casa: “Non ce la fa più a stare dentro, vuole uscire, sindaco mi dica Lei cosa devo fare.”, queste le parole della donna. Al che il sindaco ha chiesto di poter parlare direttamente con il ragazzo. Non si sa cosa gli abbia detto ma pare che alla fine il ragazzo sembrava essersi tranquillizzato.

  1. Non pensare alla primavera (per te c’è Internet)

A Ravenna il Comune ha avviato una campagna di comunicazione su Facebook, Instagram e Youtube, rivolta ai giovani per convincerli a restare in casa. il sindaco Michele de Pascale considerando l’arrivo della primavera, mette le mani avanti cercando di prevenire la tentazione di uscire di casa. E lo fa spronando i ragazzi ad usare proprio quei mezzi che spesso vengono demonizzati come strumenti che facilitano l’isolamento: “Chattate e videochiamatevi con gli amici, sfidatevi online alla Playstation, tenetevi in forma con i video allenamenti online, leggete libri e guardate film e serie tv. Ma state a casa!”.

  1. Non sparatevi gli uni gli altri

Arriva da Boston invece l’appello tanto tragico quanto disperato del sindaco della città Jack Young. Il primo cittadino, in seguito ad una sparatoria che martedì 10 marzo ha provocato sette feriti, è stato costretto a implorare i propri cittadini letteralmente di smettere di spararsi per non occupare posti letto che potrebbero servire per i positivi da coronavirus.

  1. Non bivaccate (ho la mazza d’ordinanza)

Antonio Decaro sindaco di Bari ci tiene a impegnarsi in prima persona per evitare assembramenti ingiustificati per la città. Su YouTube si possono facilmente trovare dei video mentre redarguisce pesantemente tutta la gente che si trova in strada senza un giusto motivo. E non mancano le occasioni in cui il sindaco perde le staffe come un padre nei confronti di figli disubbidienti. Durante una delle sue ronde di fronte a un gruppo di ragazzini che facevano resistenza ha sbottato: “Con la mazza ve le devo dare.”

  1. Non ti giustificare (i piccioni stanno bene)

Questo decalogo non poteva non concludersi con alcune delle scuse più originali per svignarsela di casa. E la fantasia qui davvero non manca. Si va da chi porta a spasso il cane da ore o addirittura il gatto al guinzaglio, a chi dichiara di essere stato cacciato di casa dalla moglie dopo una lite e anche a chi ammette placidamente di recarsi dall’amante. Ci sono poi le scuse alimentari come quella di due ragazzi di Rovereto che ad un controllo hanno dichiarato di essere usciti per la necessità di comprare dei prodotti vegetariani, salvo poi avere in auto confezioni di uova e pollo. E quelle animaliste, un ragazzo di Albano agli agenti di Polizia ha detto di essere uscito perché, trovandosi al momento senza casa, riteneva importante dar da mangiare ai piccioni.