Primo piano, fiore che spunta dalla crepa di una strada con un tramonto sullo sfondo

Il coronavirus utile, l’effetto collaterale della quarantena sull’ambiente

Per trovare il colpevole di un delitto la prima domanda da farsi è: “Cui prodest?”. Stessa domanda potremmo farci oggi: “A chi giova?”. Non per scoprire il colpevole dell’emergenza che viviamo ormai da settimane e che cerchiamo di arginare rimanendo in isolamento quanto più possibile, l’assassino è noto. Nessun mistero da risolvere quindi ma piuttosto una riflessione da compiere. Il coronavirus è, senza ombra di dubbio, la causa principale delle migliaia di morti che si registrano quotidianamente, quindi, visti i fatti, la questione potrebbe sembrare oziosa e la risposta scontata eppure, per quanto assurdo, questa vicenda qualche effetto collaterale positivo ce l’ha.

Difficile trovarlo ma è innegabile che stiamo assistendo ad un’inattesa rinascita della natura. E non è solo questione di primavera. Pare che l’ambiente ci voglia lanciare un chiaro messaggio: su questa terra l’uomo è un ospite e farebbe bene a ricordarselo. La genesi del coronavirus non è nota, o perlomeno non al netto di ipotesi complottistiche. Quello che la scienza sa per certo però è che batteri e virus abitavano la terra ben prima della comparsa dell’uomo. E sembra che questi organismi, che gli scienziati hanno difficoltà a catalogare tra gli esseri viventi, si siano improvvisamente attivati per proteggere un ambiente che l’uomo rischia di compromettere irrimediabilmente.

Greta Thunberg la giovane attivista svedese, e tanti come lei, già in tempi non sospetti ha cercato di far riflettere i grandi della terra sul problema dei cambiamenti climatici. E proprio l’inquinamento è stato recentemente oggetto di discussione tra la SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) e la LAS (Società italiana di aerosol). Con le due organizzazioni che si sono smentite a vicenda.  Uno studio della prima che lega la velocità di trasmissione del virus all’inquinamento è stato confutato dalla seconda.

Comunque sia, nell’attesa di sapere se e come l’uomo e lo smog abbiano contribuito alla diffusione del virus, e se chi governa il pianeta farà qualcosa di concreto per invertire la tendenza a contaminare l’ambiente che rischia di diventare irreversibile, è innegabile che in questo periodo in cui l’uomo è costretto a casa il nostro ecosistema tira un sospiro di sollievo. La più immediata conseguenza è quella di una percezione maggiore della natura che ci circonda. Girando per le città semideserte si possono ascoltare i suoni della natura molto più distintamente di quando le strade sono affollate di auto e gente.

Bando ai romanticismi e passando ai dati scientifici, basti riflettere sul fatto che a Wuhan, primo epicentro del contagio, in un solo mese di quarantena l’aria è stata completamente ripulita come testimoniano le immagini dei satelliti di Nasa ed Esa. Anche da noi gli effetti da mancato inquinamento si sono fatti vedere quasi subito. A Venezia l’acqua dei canali è ritornata limpida mentre a Milano in alcuni parchi cittadini hanno fatto la loro ricomparsa i conigli.

Viene da chiedersi allora che cosa succederà quando tutto sarà finito, quando l’uomo ritornerà a circolare per le strade e le fabbriche ricominceranno a inquinare. Forse questa è l’occasione giusta per ripensare al modello di sviluppo che stiamo portando avanti e puntare a incentivare finalmente quella green economy che, se non altro, ci permetterà di vivere in un ambiente più salubre. I virus c’erano prima di noi e ci saranno dopo di noi, dobbiamo solo decidere in che ambiente vogliamo vivere nel frattempo.